La vittoria dell’ipocrisia
Sette anni fa, quando il Comitato olimpico assegnò a Pechino i Giochi 2008 senza incontrare l’opposizione dei governi occidentali, il Tibet era già prigioniero del pugno di ferro cinese. Era già in atto la repressione dei costumi, della cultura e della religione dei tibetani. Il Dalai Lama batteva già le strade del mondo chiedendo solidarietà. E la Cina, anche fuori dal Tibet, era già sul banco degli imputati per le sue reiterate violazioni dei diritti umani. Fu, quella del 2001, una scommessa audace. Se tutto fosse andato secondo le intenzioni (e secondo le promesse di Pechino) le Olimpiadi avrebbero aperto ampi varchi nella Grande Muraglia del regime comunista, milioni di stranieri sarebbero giunti a scuotere l’ordine costituito e il suo isolamento informativo, si sarebbe prodotta, insomma, una poderosa spinta verso quella democratizzazione interna che l’economia semicapitalista non era riuscita a innescare. Gli avvenimenti in Tibet, e non soltanto in Tibet, dimostrano oggi quanto temerario sia stato per l’Occidente concedere alla Cina una cambiale in bianco.
Segue all'interno del post.
Franco Venturini, Corriere della sera 16/03/08
Un Taglio Trasversale ai Fatti:
Qui si discutono, commentano e controcommentano SOLO notizie e si propongono le proprie idee a riguardo.
Non ci sarà mai bisogno di smorzare i toni perchè ognuno ne è responsabile e consapevole personalmente.
LE IDEE PRIMA DI TUTTO, SEMPRE...
Non ci sarà mai bisogno di smorzare i toni perchè ognuno ne è responsabile e consapevole personalmente.
LE IDEE PRIMA DI TUTTO, SEMPRE...
Editoriale - Argomenti Discussi:
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)








7 commenti:
A Lhasa la violenza contro gli indifesi ha resuscitato i fantasmi della Tienanmen. Un centinaio di giornalisti e di internauti troppo curiosi langue in carcere a Pechino a in altre città. La preparazione dei Giochi si è tradotta in una nuova forma di lavori forzati per molte migliaia di operai migranti. E’ stato predisposto per le Olimpiadi un codice di condotta che esclude ogni minima manifestazione di dissenso e stabilisce persino qual è il modo migliore di applaudire. Il bilancio della scommessa, anche calcolando i rari aspetti positivi (come la lotta all’inquinamento), è sin qui ampiamente in rosso. E il Tibet che tenta di resistere all’assimilazione forzata lo ha fatto diventare rosso sangue. Eppure non crediamo, come Steven Spielberg e parecchi altri, che sia giunto il momento di decidere il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino. Accostare le violazioni cinesi dei diritti umani all’invasione sovietica dell’Afghanistan (che portò a qualificate assenze in occasione dei Giochi di Mosca) significa ignorare quel cinico codice internazionale che distingue tra «affari interni» e violazione della sovranità di un altro Stato.
Poco realistico è anche trascurare i colossali interessi economici in ballo, nei rapporti con la Cina e nella specifica occasione olimpica. Ma soprattutto — ed è questo per noi l’unico motivo dirimente — un boicottaggio annunciato cinque mesi prima dei Giochi umilierebbe la Cina, farebbe esplodere il suo nazionalismo e si tradurrebbe in repressioni ancora più dure di quelle in atto. Crediamo piuttosto, anche in queste ore che alimentano il dolore e l’indignazione, che resti valida la strategia del «coinvolgimento» che ispirò l’assegnazione delle Olimpiadi, perché in Cina come altrove soltanto seguendo il doppio binario del dialogo e delle pressioni si può sperare di modificare una realtà inaccettabile. E qui arriviamo al problema vero: esistono, e sono adeguate, le pressioni che vengono esercitate su Pechino? Non ci pare. Da molti anni, negli incontri ad alto livello tra dirigenti cinesi e occidentali, il richiamo al rispetto dei diritti umani è diventano un rito vuoto e sgradito.
L’Europa a parole fa la sua parte, ma poi Solana precisa che andrà volentieri a Pechino. L’America in campagna elettorale si copre le spalle, ma anche Bush sarà ai Giochi e per facilitargli il viaggio la Cina è stata tolta dall’elenco dei cattivi diffuso pochi giorni addietro dal Dipartimento di Stato. Il boicottaggio dovrebbe essere un’arma estrema, da tenere in riserva e da far pesare. Ma quando i biglietti per Pechino vengono già staccati da chi dovrebbe agitare il bastone, non rimane che rassegnarsi: le Olimpiadi saranno una grande festa di sport e una festa ancor più grande di ipocrisia.
Franco Venturini
16 marzo 2008
Ciao!
Penso che il boicottaggio dei giochi olimpici sarebbe il modo piu' insensato di manifestare la propria opposizione ai metodi del regime cinese. Che senso ha boicottare le Olimpiadi, che se non altro hanno un valore simbolico "nobile", se nel frattempo sono in vigore fruttuosi accordi politici, militari e soprattutto commerciali?
Bisognerebbe partire dalle cose importanti, dagli aspetti che coinvolgono piu' direttamente il rispetto dei diritti umani: ad esempio, alle aziende occidentali non dovrebbe essere permessa la collaborazione con il governo cinese quando sono in gioco i diritti umani (vedi i casi di Google e Yahoo per la censura e la diffusione di dati personali, o la Fiat per la vendita dei furgoni adibiti a "camere della morte" ambulanti).
In generale l'azione migliore sarebbe iniziare col dare il buon esempio: come puo' un paese come l'America chiedere il rispetto dei diritti umani quando permette la tortura dei detenuti (ed altro). Ma questo discorso vale per tutti, non solo per gli Stati Uniti...
Ciao
Sandro
Volevo aggiungere che tra le piu' recenti campagne di Amnesty International (che purtroppo in Italia passano spesso inosservate) c'e' quella per la "responsabilizzazione" delle imprese a livello internazionale, per cosi' dire: significa che, definiti giuridicamente determinati principi etici generali, un'azienda Italiana potrebbe essere perseguita dal governo italiano per le violazioni di tali principi etici anche se queste violazioni sono commesse al di fuori del territorio nazionale.
Ad esempio, se si decide (in base alla Dichiarazione Universale Dei Diritti del Bambino) che lo sfruttamento del lavoro minorile e' proibito, un'azienda Italiana sarebbe chiamata a rispondere dell'eventuale sfruttamento del lavoro minorile nei suoi stabilimenti in cina, anche in caso di subappalto della produzione.
Certo, probabilmente le aziende trasferirebbero in massa anche le sedi amministrative, piuttosto che rispettare i principi etici, ma questo e' il capitalismo, niente di nuovo.
Ciao
E' si corretto far presente le lacune di civiltà made in USA, non è però corretto mettere Cina ed America sullo stesso piano. Vedo molto più vicine Cina e Russia. Nessuno ne parla ma in Russia si sta assistendo/consolidando un pericolo accentramento del potere sui soggetti regolanti in materia di politica ed economia (Putin, servizi segreti e il suo successore). La conseguenza potrebbe essere il verificarsi a livello globale di tre poteri forti USA-la nuova RUSSIA e la CINA.
Già ci sono ma se poi uno vuol fare il galletto le altre non staranno sicuramente a guardare.
Nuova guerra fredda???
Le ultime due mi spaventano alquanto....
La prima almeno la conosciamo già, e gli americani hanno gli strumenti democratici per farsi sentire; Russia e Cina, con forti poteri centrali ed opinioni pubbliche inesistenti causa controllo del governo centrale e per la seconda, con in pugno l'Europa per le forniture di gas, hanno tutte le condizioni per rappresentare mine vaganti a livello politico.
Basta vedere come l'ONU abbia perso tutto il suo peso per le questioni che contano.
Nessuno Stato che abbia il coraggio di condannare in modo concreto ciò che avviene in Tibet.
La Russia addirittura afferma che sono problemi interni ed internamente debbono essere risolti.
Le teorie che profetizzavano sviluppo = democrazia hanno fallito,la Cina è un gigante ma la libertà ed i diritti rimangono quelli di un tempo, si deve pertanto passare ad altri metodi .
Boicottare le olimpiadi potrebbe essere il primo segno concreto e di grande visibilità.
Vieira - Dalai Lama 1-0
Il massacro dei tibetani è sulle prime pagine dei più importanti giornali del mondo libero. Da noi è un po' meno presente. Questione di priorità. In Italia l'informazione è serva, ma in modo comico, surreale, cialtronesco. Gli articoli sono palle colorate lanciate in aria dai clown dell'informazione assunti come direttori di giornali.
Il Corriere della Sera di ieri. Prima pagina. Foto centrale con "Vieira fa gol per Mancini" , 12 cm x 14,5, e sulla destra un titolo "Marina fa l'elogio di Luxuria, 2 cm x 11,5. In alto a destra un richiamo al Dalai Lama, 5 cm x 5,5 titolo e inizio articolo compresi e subito sotto un lancio dell'intervista a Andrè Glucksmann "Boicottare i Giochi non serve a nulla", 6,5 cm x 5,5: un centimetro più del Dalai Lama.
Il lettore che ripone la sua fiducia in Paolo Mieli e nel "salotto buono" del Corriere si inoltra a questo punto nella lettura delle pagine interne. Cerca, come è naturale, la notizia del giorno. Tibet, Lhasa, Dalai Lama, Cina, Giochi Olimpici. Pagina 2 e 3 sono dedicate alle amministrative in Francia. Certo, sono importanti, ma il Tibet? Sfogliamo. A pagina 5, dopo la pubblicità, c'è una foto di Testa d'Asfalto, 13 cm x 13,5, sotto il titolo "Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena", 28,5 cm x 1,5. Andiamo avanti. Pagina 6 è dedicata a "La cura Air France all'esame del governo", titolo da 29,5 cm x 1 e due foto 2 cm x 2 della coppia Formigoni - D'Alema con le loro dichiarazioni in box virgolettati da 7 cm x 2.
Dopo le fondamentali opinioni dei nostri statisti Lhasa può sempre attendere. Doppia pagina 8/9 sul servizio "Emergenza imballaggi", titolo monstre 24,5 cm x 2,5 e una foto con gli ortaggi di stagione 37 cm x 24. Pagina 10 e 11 a questo punto non ci deludono. Della repressione cinese ancora non c'è una riga, ma le interviste riportate sono fondamentali. Titoli: "Veltroni sfida il Cavaliere. Siete voi che copiate" 17 cm x 3, "Capotondi: non corro, vorrei Silvio e Walter insieme" 26 cm x 1, "Mussi, il trapianto e la politica. Mi ha salvato mia moglie", 17 cm x 3. E' presente in una colonna personale di 33 cm x 4 anche l'immancabile monito dal Colle "Napolitano: politica urlata un danno alle istituzioni".
Sfinito, anche il più accanito lettore di Romano e Severgnini non si aspetta più nulla sul Dalai Lama e, infatti, lo accolgono a pagina 12 la pubblicità e a pagina 13 a famiglia Berlusconi, mezza pagina a testa per il papà Silvio e la figlia Marina. In alto: "Berlusconi: urne, c'è il rischio di brogli", 25 cm x 1,5 e, sopra il titolo, "Per vigilare sulle elezioni ci sarà l'esercito dei difensori della libertà. E ricorda la prima fidanzata" 23 cm x 0,5. Sotto: "Marina a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa" 9,5 cm x 4. Le foto del papà con folla adorante, 26, 5 cm x 7,5, e della figlia, 15 cm x 9,5, completano la pagina. Ma non bisogna mai disperare. Infatti, a pagina 14 c'è il Tibet con il titolo su due righe "In Tibet genocidio culturale. Ma no al boicottaggio dei Giochi" 21, 5 cm x 3 e a pagina 15, a fronte l'intervista a Glucksmann "Disertare Pechino? Così non serve" 20,5 cm x 1,5. Il messaggio di pagina 14 e 15 è quello di non disertare i Giochi. La libertà del Tibet può attendere.
Per curiosità ho confrontato il Corriere con il Financial Times di ieri.
Foto centrale della prima pagina con la protesta dei monaci 21,5 cm x 11,5, titolo "Chinese seal off Tibetan capital" 3,5 cm x 3, 5. Subito a pagina 2 un articolo su Lhasa, titolo "Tibetans' grievances with Beijing spill over violence" 11 cm x 3,5, foto di un tibetano in esilio 17 cm x 7,5. Leggete con il righello.
Vieira batte Dalai Lama 1-0.
FONTE: Blog Beppe Grillo, 18/3/08
Sarkozy: "Boicottare i Giochi? È possibile"
Tarbes (Francia) - "Tutte le opzioni sono aperte" riguardo al boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino 2008. Lo ha dichiarato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nel corso di una visita a Tarbes, nel dipartimento degli Alti Pirenei. Ad una domanda su un eventuale boicottaggio delle Olimpiadi - senza che sia stato precisato se si trattasse della cerimonia d’ apertura o dell’insieme dei Giochi - Sarkozy ha precisato che "tutte le opzioni sono aperte, ma io mi rivolgo al senso di responsabilità dei dirigenti cinesi. Voglio che il dialogo cominci - ha aggiunto il presidente francese - e io misurerò la mia risposta in funzione della risposta che sarà data dalle autorità cinesi. Penso che bisogna reagire così se si vogliono ottenere dei risultati", ha concluso il presidente francese.
Fonte: www.ilgiornale.it
Sono certamente daccordo sul fatto che gli Usa siano ben al di sopra della Cina per quanto riguarda la difesa dei diritti umani! Il concetto che volevo proporre e' che l'unico modo per portare avanti un'azione efficace a livello internazionale di promozione dei diritti umani e' quello di ottenere una sinergia tra tutti i paesi "civili", che siano nel loro complesso in grado di esercitare una pressione efficace su paesi come Cina e Russia.
In questo scenario gli Stati Uniti hanno un ruolo primario per via del peso economico e dell'influenza che sono in grado di esercitare: se Usa ed Europa agissero in maniera coordinata, qualche risultato si potrebbe ottenere.
Le violazioni dei diritti umani che avvengono negli Stati Uniti e in Europa, per quanto indubbiamente meno frequenti, costituiscono pero' un serio ostacolo. Innanzitutto perche' riducono l'autorevolezza dei paesi in questione, sia perche' una seria azione di promozione dei diritti umani finisce con l'andare contro l'interesse dei paesi che dovrebbero farsi carico di questo compito.
Gli Stati Uniti non sono certo un inferno sulla terra, ma proprio per questi motivi sono sempre nell'elenco dei paesi che si rifiutano di ratificare i trattati internazionali riguardanti la tutela dei diritti umani.
Che sia il bando delle mine antiuomo, la difesa dei diritti delle donne, l'abolizione della tortura, gli Stati Uniti votano sempre contro, e questo costituisce un grave ostacolo alla promozione dei diritti umani.
Posta un commento